Happiness is a warm gun?

Le vittime della strage di Newtown

Nomi ed età delle vittime della sparatoria nella Sandy Hook Elementary School avvenuta a Newtown, USA, venerdì 14 dicembre (Fonte: elaborazione de Il Messaggero su grafico del New York Times).

“La felicità è un’arma calda nella tua mano”. Era il titolo di un articolo apparso su una rivista della NRA – National Rifle Association, potente lobby americana delle armi fondata nel 1871 a New York per difendere il famoso “Secondo emendamento” della Costituzione, quello che consente a tutti i cittadini americani di possedere un’arma.

Un’arma, ma non necessariamente una pistola, né un’arma d’assalto, del tipo di quelle automatiche o semi-automatiche capaci di sparare più colpi al minuto, il cui utilizzo appare eccessivo sia per la caccia – attività spesso indicata come valido motivo per possedere fucili e pistole – sia per difendere l’incolumità propria e della propria famiglia – a meno che non si pensi di poter essere attaccati da un intero esercito.

Proprio queste ultime tipologie di armi sono state utilizzate venerdì 14 dicembre da Adam Lanza, 20enne del Connecticut, per uccidere 27 persone – 20 erano bambine e bambini tra i 6 e i 7 anni – presso la Sandy Hook Elementary School di Newtown, e quindi togliersi la vita.

Una tragedia che entra al secondo posto nella macabra classifica delle più sanguinose sparatorie della storia recente degli USA, dietro alla strage del 16 aprile 2007 alla Virginia Tech, a Blacksburg, in cui Seung-Hui Cho, studente di inglese 23enne, uccise 32 persone prima di togliersi la vita.

“Happiness is a warm gun” cantavano nel 1968 John Lennon e i Beatles, ispirati da quella rivista della NRA.

Nel 2002 Michael Moore inserisce questa canzone all’interno del suo documentario Bowling for Columbine, vincitore del premio Oscar 2003. Il film racconta un’altra carneficina, avvenuta questa volta il 20 aprile 1999 alla Columbine High School di Littleton, Colorado. Eric Harris e Dylan Klebold, 18 e 17 anni, uccidono un insegnante e 12 compagni di scuola e ne feriscono altri 24, sparando contro di loro oltre 900 proiettili.

Ma Moore non racconta solo questo. Parla di “un’America che vive e respira nella paura”, sentimento alimentato da un cortocircuito in cui media, politica, disagio economico e sociale e scarsi diritti giocano la loro parte. Un Paese che ha un rapporto morboso con le armi e in cui, dinanzi a stragi come quelle di Columbine, la reazione della maggior parte delle persone è quella di stringersi, ancora di più, intorno alla propria pistola, in cerca di protezione.

Percentuali dei favorevoli e contrari alla limitazione delle armi

Americani favorevoli a limitazioni al possesso di armi vs. americani difensori della libertà di detenerle: percentuali dopo le più importanti sparatorie recenti (Fonte: PEW research center).

Questo, almeno, fino all’ultima strage.

Le immagini dei bambini uccisi – che qui non mostreremo -, la reazione al tempo stesso commossa e decisa del presidente Barack Obama – di nuovo persona dell’anno per Time dinanzi all’ennesima carneficina hanno fatto scattare qualcosa nel Paese in cui si sono registrate 15 delle peggiori 25 sparatorie di massa degli scorsi 50 anni. La lobby della NRA si è chiusa in un silenzio irrituale quanto arrogante, oscurando la propria pagina Facebook da 1,7 milioni di like e l’account Twitter (@NRA). Un silenzio interrotto solo martedì 18 dicembre, quando in uno scarno comunicato i vertici della NRA hanno comunicato di essere “scioccati, rattristati e distrutti dall’orribile tragedia e pronti a offrire un contributo significativo per far sì che non si possa più ripetere una cosa simile”.

Questa strategia non ha funzionato.

Per la prima volta dopo una strage, un sondaggio effettuato subito dopo la sparatoria di Newtown ha evidenziato che il 52% degli americani si dichiara a favore di “maggiori limitazioni” o “messa al bando” di alcune o tutte le categorie di armi. In sostanza, ciò che la senatrice Dianne Feinstein intende proporre quando il nuovo parlamento si insedierà a Capitol Hill, a gennaio. Un bando, quelle alle armi automatiche, che fu introdotto già nel 1994 da Bill Clinton e che restò in vigore fino al 2004, quando George W.Bush decise di non rinnovarlo.

E’ una svolta, come afferma Federico Rampini sul suo blog Estremo occidente.

Basterà da sola a far cessare o diminuire queste stragi?

Difficile, perché un Paese nato dal genocidio degli indiani nativi, che ha costruito la propria potenza economica sulla schiavitù e la propria egemonia mondiale sull’uso sistematico della violenza e delle armi per rovesciare e insediare governi in ogni area del globo in cui erano in ballo propri interessi strategici, non è un buon esempio per i propri cittadini.

Però, pur dinanzi a tutte le difficoltà del caso, questa volta sembra che l’America abbia deciso, per lo meno, di provarci: “Sono problemi complessi, è vero. Ma questo non giustifica l’inazione: abbiamo l’obbligo di provarci”. Firmato: Barack Obama.

 

32 anni senza John, un giorno senza Lisa

John Lennon (Fonte: johnlennon.com)

John Lennon (Fonte: johnlennon.com)

Esattamente 32 anni fa, verso le 11 di sera, John Lennon veniva assassinato da un suo fan, Mark David Chapman, davanti all’ingresso della sua casa nel Dakota Building, sulla 72ma strada di New York. Aveva da poco compiuto 40 anni.

Chapman si appostò sotto casa dell’ex Beatles fin dalla tarda serata. Quando Lennon uscì di casa, verso le 7 di sera, lo squilibrato – attualmente recluso nel carcere newyorkese di Wende – si fece autografare una copia dell’album Double Fantasy, che era uscito pochi giorni prima. Una straordinaria quanto agghiacciante foto, scattata da Paul Goresh, ritrae Lennon e il suo futuro assassino insieme.

John Lennon firma un autografo a Mark David Chapman, colui che lo assassinerà dopo poche ore. E' l'8 dicembre 1980 (Photo by: Paul Goresh).

John Lennon firma un autografo a Mark David Chapman, colui che lo assassinerà dopo poche ore. E’ l’8 dicembre 1980 (Photo by: Paul Goresh).

Alle 22.50 circa John Lennon rincasò, insieme alla moglie Yoko Ono. Chapman, che era rimasto sempre lì, chiamò l’ex Beatles, pronunciando la frase “Hey, Mr. Lennon, sta per entrare nella storia” ed esplodendogli contro 5 colpi di rivoltella, di cui 4 andarono a segno.

Finì così, alle 23.07 circa dell’8 dicembre 1980, la storia mortale di uno dei più grandi cantautori di tutti i tempi. Uno che aveva immaginato un mondo in cui non ci fosse “nothing to kill or die for”, caduto proprio per mano di chi i suoi testi li aveva letti in modo maniacale, e aveva deciso di punirlo, apparentemente, per il suo ateismo e per le contraddizioni tra lo stile di vita di Lennon e ciò che lui predicava nelle sue canzoni.

Chapman, che al momento dell’arresto aveva con sé una copia de Il giovane Holden di J.D.Salinger, è stato sempre dipinto come una persona con gravi disturbi mentali. Famosi i “piccoli uomini” che secondo l’uomo abitavano la sua testa, e che lo avrebbero cercato di distogliere fino all’ultimo dall’omicidio, purtroppo senza riuscirvi. A 32 anni dall’omicidio, Chapman, ora 57enne, è ancora in carcere per il suo crimine, per cui è stato condannato all’ergastolo e a 20 anni aggiuntivi. Le richieste di scarcerazione da lui presentate nel corso della prigionia a partire dal 2000 – sette, finora – sono state sempre puntualmente respinte, anche per via della ferma opposizione della moglie di John. Nell’ultima richiesta, respinta il 23 agosto di quest’anno, i tre giudici che l’hanno esaminata motivano la loro decisione affermando che <<il suo rilascio al momento minerebbe enormemente il rispetto per la legge e significherebbe sminuire una tragica perdita causata da un efferato, ingiustificato, violento, freddo e calcolato crimine>>, frase che non collima pienamente con il profilo di un pazzo. Su questi piccoli squarci, e per il fatto che Lennon fosse sotto sorveglianza da parte della CIA e dell’FBI, sono sorte in questi anni le solite teorie cospirazioniste, che hanno indicato proprio nei servizi americani i mandanti dell’omicidio Lennon.

Ma al di là di tutto, la sola cosa certa è che siamo da 32 anni senza John Lennon. Ma non senza le sue canzoni. Questa, Woman, fu il primo singolo rilasciato dopo la sua morte.

Scritta per Yoko Ono, può essere estesa a tutte le donne in generale. Io vorrei dedicarlo in particolare a Lisa Puzzoli, 22enne di Basiliano, in provincia di Udine, che è l’ultima vittima in ordine cronologico della cieca violenza che colpisce le donne, in Italia come nel mondo.

So long, John. Addio, Lisa.