32 anni senza John, un giorno senza Lisa

John Lennon (Fonte: johnlennon.com)

John Lennon (Fonte: johnlennon.com)

Esattamente 32 anni fa, verso le 11 di sera, John Lennon veniva assassinato da un suo fan, Mark David Chapman, davanti all’ingresso della sua casa nel Dakota Building, sulla 72ma strada di New York. Aveva da poco compiuto 40 anni.

Chapman si appostò sotto casa dell’ex Beatles fin dalla tarda serata. Quando Lennon uscì di casa, verso le 7 di sera, lo squilibrato – attualmente recluso nel carcere newyorkese di Wende – si fece autografare una copia dell’album Double Fantasy, che era uscito pochi giorni prima. Una straordinaria quanto agghiacciante foto, scattata da Paul Goresh, ritrae Lennon e il suo futuro assassino insieme.

John Lennon firma un autografo a Mark David Chapman, colui che lo assassinerà dopo poche ore. E' l'8 dicembre 1980 (Photo by: Paul Goresh).

John Lennon firma un autografo a Mark David Chapman, colui che lo assassinerà dopo poche ore. E’ l’8 dicembre 1980 (Photo by: Paul Goresh).

Alle 22.50 circa John Lennon rincasò, insieme alla moglie Yoko Ono. Chapman, che era rimasto sempre lì, chiamò l’ex Beatles, pronunciando la frase “Hey, Mr. Lennon, sta per entrare nella storia” ed esplodendogli contro 5 colpi di rivoltella, di cui 4 andarono a segno.

Finì così, alle 23.07 circa dell’8 dicembre 1980, la storia mortale di uno dei più grandi cantautori di tutti i tempi. Uno che aveva immaginato un mondo in cui non ci fosse “nothing to kill or die for”, caduto proprio per mano di chi i suoi testi li aveva letti in modo maniacale, e aveva deciso di punirlo, apparentemente, per il suo ateismo e per le contraddizioni tra lo stile di vita di Lennon e ciò che lui predicava nelle sue canzoni.

Chapman, che al momento dell’arresto aveva con sé una copia de Il giovane Holden di J.D.Salinger, è stato sempre dipinto come una persona con gravi disturbi mentali. Famosi i “piccoli uomini” che secondo l’uomo abitavano la sua testa, e che lo avrebbero cercato di distogliere fino all’ultimo dall’omicidio, purtroppo senza riuscirvi. A 32 anni dall’omicidio, Chapman, ora 57enne, è ancora in carcere per il suo crimine, per cui è stato condannato all’ergastolo e a 20 anni aggiuntivi. Le richieste di scarcerazione da lui presentate nel corso della prigionia a partire dal 2000 – sette, finora – sono state sempre puntualmente respinte, anche per via della ferma opposizione della moglie di John. Nell’ultima richiesta, respinta il 23 agosto di quest’anno, i tre giudici che l’hanno esaminata motivano la loro decisione affermando che <<il suo rilascio al momento minerebbe enormemente il rispetto per la legge e significherebbe sminuire una tragica perdita causata da un efferato, ingiustificato, violento, freddo e calcolato crimine>>, frase che non collima pienamente con il profilo di un pazzo. Su questi piccoli squarci, e per il fatto che Lennon fosse sotto sorveglianza da parte della CIA e dell’FBI, sono sorte in questi anni le solite teorie cospirazioniste, che hanno indicato proprio nei servizi americani i mandanti dell’omicidio Lennon.

Ma al di là di tutto, la sola cosa certa è che siamo da 32 anni senza John Lennon. Ma non senza le sue canzoni. Questa, Woman, fu il primo singolo rilasciato dopo la sua morte.

Scritta per Yoko Ono, può essere estesa a tutte le donne in generale. Io vorrei dedicarlo in particolare a Lisa Puzzoli, 22enne di Basiliano, in provincia di Udine, che è l’ultima vittima in ordine cronologico della cieca violenza che colpisce le donne, in Italia come nel mondo.

So long, John. Addio, Lisa.

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La stranezza di un giorno senza crimini: il giorno libero dei maggiordomi

“No news is good news”, dicono in UK e negli USA. E’ un proverbio antico che, applicato al mondo dell’informazione, significa che ogni notizia che viene riportata contiene la sua dose di spiacevolezza. In pratica, solo gli avvenimenti negativi diventano notizie.

In Italia la situazione non è molto diversa. Quante volte abbiamo ascoltato – per esempio durante quest’ultima, interminabile crisi economica – lamentele sul tono sempre negativo e pessimistico dei giornali o dei telegiornali, e parallelamente richieste – più o meno strumentali – di edulcorare la situazione, parlando anche di avvenimenti positivi?

Ecco che allora sta facendo sensazione una notizia – pubblicata tra gli altri da La Stampa e riportata dal Tg3 – relativa a un annuncio del New York Police Department, secondo cui lunedì 26 novembre, per la prima volta nella sua storia, a New York non si è registrato alcun crimine violento.

Una veduta di New York dall'Empire State Building (Photo: Murdo Macleod - guardian.co.uk)

Una veduta di New York dall’Empire State Building (Photo: Murdo Macleod – guardian.co.uk)

“The big news in the Big Apple this week may be what didn’t happen” scrive il giornalista della CNN Chris Boyette. Le cui parole evidenziano ancora di più la sorpresa per qualcosa di cui non ci si riesce quasi a capacitare: si può vivere senza il crimine?

In una città di 8 milioni di abitanti è, in effetti, una cosa poco comune. Lo è ancor di più considerando che siamo negli USA, un paese in cui il diritto alle armi riconosciuto per legge, e la massiccia circolazione delle stesse sono due cause, se non necessarie, almeno sufficienti per far sì che periodicamente uno squilibrato o un criminale entri in un luogo pubblico aprendo il fuoco all’impazzata e facendo strage di innocenti.

L’eccessivo stupore legato a questa notizia dovrebbe, però, farci riflettere. Forse ci siamo assuefatti così tanto alle notizie di omicidi, rapine, aggressioni, che non ci rendiamo conto che, dinanzi a questa news, non troviamo straordinario il messaggio positivo della stessa, quanto l’assenza di un qualsiasi elemento negativo? Abbiamo costruito una barriera di cinismo così spessa, che quasi ci interroghiamo per capire come mai, lunedì, non ci sono stati crimini a New York, piuttosto che gioire per questo?

Per fortuna, chi ha gioito – e ne aveva ottime ragioni – c’è stato. Il portavoce del NYPD, Paul Browne, ha lodato l’operato della polizia, ricordando come questa giornata storica e senza precedenti si inserisca in un trend in diminuzione che potrebbe permettere alla città di raggiungere, alla fine dell’anno, il più basso tasso di omicidi dal 1960.

E’ stata, d’altronde, una settimana da incorniciare, per la polizia di New York, grazie anche alla foto di Lawrence De Primo, l’agente 25enne immortalato – senza che lui se ne accorgesse, dice la fotografa Jennifer Foster – mentre donava a un senzatetto scalzo un paio di stivali invernali. Pubblicata sulla bacheca della pagina Facebook del NYPD ha ricevuto centinaia di migliaia di apprezzamenti da parte di altra gente che, fortunatamente, ha colto semplicemente il lato positivo della vicenda.

Il gesto del poliziotto di New York Lawrence De Primo, immortalato da Jennifer Foster. (Fonte: Facebook)

Il gesto del poliziotto di New York Lawrence De Primo, immortalato da Jennifer Foster. (Fonte: Facebook)

Tutti i cinici, invece, si accontentino di quanto comunicato dal NYPD a proposito della striscia record senza crimini violenti: “E’ durata 36 ore, da domenica sera, quando un uomo è stato sparato alla testa, fino a martedì mattina, quando c’è stata un’altra sparatoria”.

“Ecco, come volevasi dimostrare…”