Ti amerò fino ad ammazzarti. O a farmi ammazzare.

Uno spot anti-femminicidio

Uno spot anti-femminicidio

C’è un recente fatto di cronaca che riassume, meglio di ogni altro, tutte le discussioni, i convegni, le proteste, le manifestazioni e le campagne mediatiche che si sono fatte, si fanno e si faranno sul femminicidio. Termine di dubbio gusto, imposto forse dalla necessità giornalistica di dare un’etichetta ai problemi del mondo. Ma che al netto delle polemiche lessicali identifica un fenomeno insopportabilmente odioso: la violenza contro le donne. Un fenomeno tanto antico quanto ingiustificabile.

Il fatto in questione si svolge in provincia di Taranto. Una ragazza 20enne, Ilaria, convive con Cosimo, 24enne pregiudicato, in una villetta bifamiliare a due piani. I due abitano al piano terra, al piano di sopra vive la mamma della ragazza. La giovane sopporta da tempo le angherie del fidanzato, senza mai denunciarle. Con un atteggiamento che dall’esterno potrebbe risultare un misto tra stoicismo, rassegnazione e idiozia. Forse, più semplicemente, è una forma di amore. Qualunque cosa sia, questo atteggiamento raggiunge il culmine una domenica sera. Quando l’uomo spara alla donna un colpo con la sua pistola scacciacani modificata. Un colpo che perfora il rene della donna. Che sta zitta, sopporta il dolore – quale sia più atroce, tra quello del corpo e dello spirito, è impossibile sapere – e va a dormire. Aspettando il giorno dopo, confidando che la nuova alba cambierà le cose, farà rinsavire il suo ragazzo, fermerà le violenze. Così non è.

Il giorno successivo l’uomo non solo non è cambiato, ma prosegue nella sua folle opera criminale. Spara un secondo colpo, questa volta al torace, a Ilaria. Che, stravolta dal dolore, finalmente spaventata dalla rabbia della persona con cui condivide la vita, si rivolge alla mamma. a questo punto i fatti divengono ancora più confusi e quasi paradossali. Se non fosse che è tutto vero. La madre della ragazza chiama il 118, che arriva per soccorrere Ilaria. Ma la rabbia dell’uomo non risparmia il personale sanitario, spara dei colpi anche contro l’ambulanza, in un delirio di onnipotenza e di possesso, come se si sentisse padrone assoluto della sua fidanzata.

Alla fine, in questa tragica storia, Ilaria viene portata in ospedale e operata.  Adesso si trova in condizioni critiche. Mentre il suo ragazzo viene arrestato dai carabinieri. Questa storia finisce così, almeno per ora. Ognuno è libero di trarne insegnamenti, giudicare, trovarvi la morale, come nelle favole. Questa è la mia: esistono persone che credono che l’amore sia possesso senza regole, e altre che credono che amare voglia dire sopportare tutto, senza opporsi. Quando queste due diverse concezioni si uniscono, il risultato sono storie come questa. Chissà quante ce ne sono già.

@fraloia